Antonello De Rosa

Ischia abbacinata dal sole

“Abbacinata dal sole dall’azzurro e da un verde smeraldo Ischia, gemma del golfo partenopeo, accoglie numerose comitive che si sparpagliano per ogni dove a godersi le inestimabili bellezze dell’isola.“ La voce austera e solenne del narratore descrive con una fastosità antica le raggianti bellezze della nostra isola, svelandone le magnificenze al pubblico che gremiva i cinematografi nei primi anni 50. Un’isola selvaggia e incontaminata quella del dopoguerra, una perla di rara bellezza battuta da innumerevoli star del firmamento cinematografico dell’epoca, come testimoniano le immagini in bianco e nero che immortalano Anna Magnani e Charlie Chaplin, girovagare, entusiasti, per i meandri di un’isola inedita e ancora immacolata. Apprestiamoci allora a godere di queste immagini  sul canale di youtube di albertoischia 66, “prima che le balze dell’Epomeo si costellino ancor più di ville fino alle falde di castel Gerone”.

Rubikcubism art


E’ il rompicapo per antonomasia. Una generazione intera, quella degli anni 80, ha disintegrato frotte di neuroni nella sua complicata risoluzione e ancora oggi appassiona milioni di fan nella sua versione ipertecnologica.
Stiamo parlando del cubo di rubik, che quest’anno festeggia i 25 anni di vita.
Se siete nella ristretta cerchia di genietti matematici che risolvono il diabolico rompicapo con la stessa facilità con cui noi miseri mortali potremmo sfracellarlo sul pavimento in mille pezzi, allora dovreste dare un’occhiata alle opere di Robert Mckinnon, che della risoluzione del cubo magico ha fatto un’arte.
Usando le colorate facce del gadget più popolare degli anni 80 come piccole tavolozze, il giovane “rubik artist” realizza straordinari mosaici, riproducendo celeberrime opere d’arte rinascimentali e ritratti di artisti con un’abilità eccezionale.

http://www.rubikcubism.co.uk/

Vatoliere fogna a cielo aperto

Un vero e proprio fiumiciattolo di liquami maleodoranti scorre impunemente a pochi metri dal centro abitato. Gli abitanti  denunciano un fetore insopportabile, i miasmi nauseabondi costringono i residenti a chiudersi dentro casa. Lo spettacolo degradante non va di scena in qualche baraccopoli da terzo mondo, ma a casa nostra. Il comune di Barano è ancora una volta protagonista di un’indecorosa condizione igienico-sanitaria che desta preoccupazione e sconcerto. Il torrente d’acque nere scorre impunemente al Vatoliere, a pochi metri dalla strada che sviluppandosi tra frutteti e piccoli orti familiari porta al santuario di Montevergine,un percorso battuto da turisti ed escursionisti che s’inerpicano in questi viottoli per godere degli incantevoli pendii dell’entroterra baranese. Panorami indimenticabili insozzati da un’incuria e uno scempio che lascia basiti. Basta gettare un’occhiata verso il “Fondo del Vatoliere”, il cratere di origine vulcanica meta di numerose escursioni geologiche, per notare la presenza di una vera e propria fognatura a cielo aperto,fonte di cattivo odore e di condizioni igieniche a dir poco carenti. La domanda sorge spontanea: da dove proviene tutta quest’acqua lercia e maleodorante che non ha minimamente l’aspetto di acqua piovana e che sgorga a fiotti anche quando le giornate sono limpide? Risposte non ve ne sono, ma le ipotesi non mancano. Al di sotto di via provinciale Regina Elena, la strada che attraversa tutta la frazione del Vatoliere, passa un enorme condotto adibito al normale deflusso delle acque piovane provenienti dal “cavone di Martoccio” e dalle altre zone che si sviluppano verso il centro abitato di Barano. Il sospetto che aleggia ormai da diversi anni negli animi degli esasperati residenti è chiaro e lampante: qualche furbo residente delle zone sovrastanti ha provveduto ad un allaccio abusivo delle proprie acque reflue domestiche alla condotta pluviale pubblica, senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze nefaste di tale iniziativa. Odori molesti sovrastano la zona, acqua lercia e maleodorante sgorga in un lago di ciarpame,ricettacolo d’insetti e roditori. La popolazione di ratti è aumentata esponenzialmente in questa zona, denunciano gli abitanti e anche le zanzare e altri insetti bivaccano lietamente nell’acqua stagnante. Una situazione d’incuria non certo isolata, che coinvolge tutta la penisola e che recentemente ha portato ad una vergognosa convocazione del governo italiano davanti alla Corte di Giustizia Europea per la violazione della normativa Ue sul trattamento delle acque reflue. Stefano Ciafani, responsabile scientifi co di Legambiente ha commentato:“E’ imbarazzante che il settimo Paese più industrializzato al mondo abbia una situazione così disastrosa rispetto al trattamento delle acque refl ue. Per il 30% degli italiani, circa 18 milioni di cittadini, non esiste depurazione E’ una situazione che va avanti da troppo tempo – aggiunge Ciafani – rischiamo pesanti multe che l’Europa non ci condonerà. Servono 30 miliardi di euro nei prossimi trent’anni, per completare la rete di fognatura e depurazione, una grande opera pubblica assolutamente necessaria anche per evitare di spendere inutilmente i soldi dei contribuenti per imperdonabili sanzioni comunitarie”. Un fi nanziamento assolutamente necessario per sanare una situazione intollerabile e dalle conseguenze igienico-sanitarie al limite della decenza. Nell’attesa che qualcosa di concreto sia fatto per la creazione di fognature a norma di legge, la popolazione chiede al comune di Barano e alle Forze dell’ordine di indagare sugli impianti e scarichi fuorilegge presenti in questa zona residenziale e sanzionare adeguatamente tutti colpevoli di un disastro ambientale di una portata non più tollerabile.

San Valentino da stadio

Loro vorrebbero trovarsi tra le vostre braccia. Voi, invece, seduti sugli spalti a sostenere la squadra del cuore. Passioni inconciliabili, ma non secondo Puma, che ha deciso di unire l’amore per il calcio e quello per la propria partner chiedendo ad un gruppo di ultras di interpretare due classiche canzoni d’amore, declinate secondo i riti e le convenzioni della tifoseria. Braccia incorciate, sguardo bellicoso e voci dure trasformano “Ti amo” di Umberto Tozzi e “Truly Madly Deeply” dei Savage Garden in furenti cori da stadio.
L’interpretazione degli ultrà risulta un po’ aggressiva, un inno di guerra più che una romantica serenata, ma per i burberi tifosi dev’essere stato uno sforzo enorme sgolarsi in nome dell’amore.
Una soluzione originale per farsi perdonare la rituale scappatella allo stadio.

Questa foto è un capolavoro.

Schiere di giornalisti hanno versato fiumi d’inchiostro per glorificare la bravura del fotografo nell’immortalare una specie rarissima, il lupo siberiano, schiva e riluttante, difficile da osservare in natura.
Il certificato di rarità ha il restrogusto dell’impresa  per la particolarità del momento catturato: lupo con occhi attenti , fissi sulla preda,  che salta famelico la staccionata per andar a far razzie.
Magnifica.
Foto da primo premio al Wildlife Photographer of the year e 10.000 euro al talentuoso Lius Rodriguez, l’autore che, a detta sua, ha passato mesi alla ricerca di questo scatto perfetto.
Peccato sia un falso. Tutt’altro che “wild” l’hanno valutata i giudici del Museo di Storia naturale britannico. Il lupo è addomesticato, si chiama Ossian e vive in un parco vicino Madrid.
Magra figura, soldi riconsegnati, carriera stroncata.

Facity

 

Il progetto Facity sorprende per la sua folgorante semplicità. L’essenza di questa singolare iniziativa è concentrata tutta nel suo nome, che, come è facilmente intuibile, deriva dalla contrazione di “Face” e “City”. Volti comuni di persone provenienti dalle più disparate città del mondo sono fotografati secondo rigidi canoni imposti dal creatore del progetto, il berlinese Hannes Caspar. Nello specifico i modelli devono avere espressioni quanto più naturali possibili, prive di sorriso e trucco. I fotografi sono obbligati a rispettare rigide linee guida che riguardano l’equipaggiamento e l’illuminazione. Regole ferree per dare omogeneità all’opera. Ogni giorno sul sito, da circa 2 anni vengono caricate approssimativamente 15 immagini che, come dichiarano gli organizzatori, vogliono mostrare il volto del mondo diretto, intimo e naturale.

www.facity.com

Qui Barano: Scene di ordinaria barbarie

Articolo del 27.10.2010 | Il Golfo

Le prime luci del mattino illuminano la vegetazione che si sviluppa sulle colline terrazzate a vigneto. Gli studenti più mattinieri, intirizziti dal freddo, cominciano ad accalcarsi alla fermata dell’autobus.
Mancano venti minuti alle otto, il sole è ancora pallido, non ha ancora iniziato a sprigionare tutto il suo calore, eppure i nauseabondi miasmi provenienti dalla micro discarica che si erge a pochi metri dal gruppetto di scolari cominciano a diffondersi nell’ambiente.

I ragazzi tentano di sfuggire al cattivo odore come possono, si coprono il viso con i fazzoletti,  sperando che l’autobus arrivi prima possibile per fuggire via da quello squallore.

Un ragazzo immortala il monumento al degrado con il suo telefonino, un altro ragazzo, della stessa età, scende dall’auto di famiglia con due enormi sacchi neri, quelli che il comune ha espressamente vietato di utilizzare perché non riciclabili, e, incurante dell’obiettivo della fotocamera, li ripone sulla montagnola. I sacchi sono ricolmi di rifiuti indifferenziati. Poco importa se è la giornata riservata alla raccolta degli imballaggi di plastica e alluminio. Ancor meno importante, evidentemente, è aspettare l’operatore ecologico che raccoglierà l’immondizia a partire dalle 9.

Scene di ordinario imbarbarimento. Storie che non è difficile immaginare alle pendici del Vesuvio, tra i violenti tafferugli dei ribelli e le manifestazioni pacifiche delle mamme “vulcaniche”. Vicende che in realtà non appartengono alla “Intifada terzignese”, alla “Napoli pattumiera d’Italia”, come ha titolato qualche giornalaccio a caratteri cubitali, interpretando nel modo più viscerale i sentimenti di una certa opinione pubblica italiana.

Lo spettacolo indecoroso è di scena a casa nostra.
Siamo alla Molara, a pochi passi dai Pilastri, precisamente all’Imbocco per via Schiappone, la strada che sviluppandosi tra frutteti e piccoli orti familiari porta al santuario dedicato alla Madonna, una delle chiese più antiche di Barano, o al rinomato panificio Montevergine, dove decine di famiglie ischitane si riforniscono di pane casereccio.

Una zona molto trafficata, un percorso di particolare rilevanza naturalistica, impreziosito dal rango di “sentiero della lucertola”, itinerario che il comune di Barano ha creato per valorizzare gli incantevoli pendii dell’entroterra baranese.
L’iniziativa funziona: decine di turisti tedeschi si inerpicano lungo i viottoli che vanno a svilupparsi lungo i fazzoletti di terra coltivati a vite. Un’esperienza che esalta i fedelissimi viaggiatori d’oltralpe.

Purtroppo non esiste una politica di salvaguardia del territorio tale da proteggere questa risorsa naturale,  tant’è che gli escursionisti amanti del trekking s’imbattono quotidianamente nei sacchetti d’immondizia in bella mostra, cumuli di vergogna da fotografare con occhi sgranati dallo stupore, istantanee che giungeranno in Germania come cartoline dello scempio.

Una pessima pubblicità direttamente dalla “campania infelix” martoriata dalla monnezza.

Eppure l’ordinanza del sindaco del 2008 parla chiaro: “Tutti i rifiuti solidi urbani dovranno essere conferiti differenziati (nei modi indicati nelle pagine dell’opuscolo consegnato a tutte le famiglie del comune di Barano) presso gli stazionamenti direttamente all’operatore senza depositarli in strada.”

“Un giorno importante per la nostra comunità”: dichiaravano soddisfatti il sindaco Paolino Buono e l’assessore all’ambiente Michele Iacono.
I motivi per essere compiaciuti c’erano tutti: il primo comune dell’isola ad iniziare la raccolta differenziata aveva retto bene alla novità, anche i cittadini più restii al cambiamento avevano risposto positivamente di fronte ad un’emergenza sociale e ambientale senza precedenti,  dimostrando un eccellente senso civico.

A quanto pare, però, la pigrizia ha prevalso e l’interesse per l’annoso problema sociale dello smaltimento dei rifiuti è scemato. Qualche cittadino baranese preferisce vivere nell’immensa pattumiera che contribuisce a creare con l’abbandono indiscriminato sul territorio di ogni tipo di rifiuto facendosi partecipe di uno scempio civico indecente, in barba anche alla sanzione amministrativa che può arrivare fino ai 1000 euro se colti in flagranza di misfatto.

Uno scempio tanto più grave su un’isola che vive prevalentemente di turismo, un atteggiamento che ha il sapore amaro di un ponderato suicidio.

God’s eye view

Negli ultimi anni le google maps hanno ridimensionato il nostro modo di guardare il mondo. L’occhio indiscreto del satellite di Mountain View ha catalogato qualunque anfratto del nostro pianeta, consentendoci di poter visitare, seppur virtualmente, qualsiasi angolo della terra.
Una visuale classica proposta dalle mappe di google, dall’alto verso l’alto, ma declinata secondo i dettami del web 2.0, che consente quindi un’interattività a tratti esasperata.
Gli artisti del collettivo Glue Society non sono rimasti immuni a queste sollecitazioni e hanno iniziato a giocare con le Maps, elaborando un’opera davvero stupefacente: God’s eye view, il punto di vista di Dio, in cui sono mostrati cruciali eventi biblici cosi come sarebbero apparsi sotto l’occhio onnipresente di Google Earth. Il tutto intriso di una verosimiglianza eccezionale, che preserva il maestoso impatto emotivo degli episodi proposti.
Divino.

Man carried in New York

Un luogo comune, ben radicato nell’immaginario collettivo degli americani, sancisce che i newyorkesi siano freddi e antipatici. Riluttanti a qualsiasi tipo di interazione sociale, scontrosi con qualsiasi sconosciuto che osi incrociare il proprio sguardo.
Mark Malkoff, noto filmmaker statunitense, famoso per il suo stile comico e dissacrante, ha provato a dissolvere questa maldicenza con un singolare esperimento: attraversare l’intera isola di Manhattan senza usare alcun mezzo di locomozione e soprattutto senza muovere un passo, affidandosi semplicemente alla buona volontà dei pedoni a cui ha chiesto di farsi trasportare, in braccio o cavalcioni, per le strade della “grande mela”.
Alla fine è riuscito nell’impresa, sfatando il mito dell’atavica antipatia della grande mela. 155 passanti l’hanno scorrazzato, divertiti, per le “streets” di New York.

La nostra Ischia

Buon gusto, utilità, piacevolezza, arte, cultura, interessi che riguardano Ischia e gli ischitani.

Tutto questo è “La nostra Ischia”, un piccolo scrigno di preziosi contributi fotografici, artistici, culturali e folkloristici ideato e gestito da Giovanni Mattera: ischitano doc, chef e ristoratore, depositario di antichi e inimitabili sapori pithecusani, fotografo autodidatta.

Il blog, che offre i suoi piccoli capolavori anche nella pagina di facebook “La nostra Ischia – Blog”, è un punto di riferimento per tutti coloro che hanno intenzione di raccontare e omaggiare la propria isola attraverso le sette arti liberali.

Passioni e tradizioni della nostra terra raccontate attraverso scritti, fotografie e ricette, catalogate con attenzione da appassionati amatori e professionisti qualificati.

Il blog vanta collaborazioni eccellenti, il gotha della fotografia isolana si è raccolto in questo spazio virtuale per condividere i propri omaggi all’isola d’Ischia.

Un sito autorevole che tenta di dare ordine alle migliaia di contributi presenti nel calderone caotico del web riguardanti Ischia.

Un piccolo museo autocelebrativo che passa in rassegna le struggenti bellezze di quella piccola perla del golfo che è la nostra isola.

http://www.facebook.com/pages/La-nostra-Ischia-Blog/100352540036379

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